Sicario (Denis Villeneuve 2015)

SlowFilm

locandinasicarioPer definire la mia idea di Sicarioè stato utile l’ascolto, qualche giorno dopo, della colonna sonora di Jóhann Jóhannsson. Dalla visione di Enemy, cui sono seguiti Prisonerse Incendies, mi sembra che Denis Villeneuve sia uno dei registi più interessanti in circolazione; la sua filmografia fatta di titoli di una sola parola si compone di opere dense, oscure, complesse eppure dotate di un’essenzialità e un’attenzione al focus tali da renderli dei film a tesi. Dove i personaggi, seppure saldamente al centro delle loro vicende, ricoprono un ruolo soprattutto dimostrativo, quasi delle cavie nella mani del regista, che sperimenta su di loro la desolante percezione che ha della natura umana.

Sicario è, per molti versi, più semplice dei suoi predecessori. Specialmente la scrittura, opera di Taylor Sheridan, mostra una lineare superficialità che non fa sostanzialmente nulla per evitare i cliché del genere. Eppure riascoltare i suoni bassi e tribali di Jóhannsson, il fiume sonoro che…

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